I NOSTRI CONSIGLI
RAGGI UV E PROTEZIONE DALLA LUCE
  • Quali danni provocano i raggi UV?

    Oltre alla scottatura solare, considerata un danno diretto dei raggi UVB, anche i raggi UVA possono danneggiare la pelle a lungo termine. Oggigiorno sappiamo che l'invecchiamento della pelle dovuto alla luce del sole e caratterizzato tipicamente da rughe, mancanza di elasticità e disturbi della pigmentazione è da attribuire ad una pluriennale esposizione a raggi UVA. Tuttavia, anche disfunzioni del sistema di difesa della pelle, come ad esempio l'allergia al sole (fotodermatosi polimorfa), possono essere ricondotte ai raggi UVA. Non da ultimo, un'esposizione eccessiva al sole è un fattore di rischio per il cancro alla pelle.

  • Come riconosco il fattore di protezione adatto a me?

    Il fattore di protezione dovrebbe essere scelto in base al fototipo e al tipo di difesa naturale da esso risultante. La resistenza della pelle all'esposizione varia nettamente a seconda della latitudine geografica. Nell'area del Mediterraneo la difesa naturale si riduce di circa il 30%, nei paesi tropicali del 50%. Anche l'altitudine va considerata poiché l'irradiazione UVB aumenta in altezza. Una regola approssimativa è: ogni 1000 metri d'altezza i raggi UVB aumentano del 10%. Una maggiore sensibilità può sorgere durante la gravidanza e l'assunzione di determinati medicamenti. Per maggiori informazioni a tale riguardo rivolgersi al medico o al farmacista.

  • Perché bisogna utilizzare un fattore di protezione più alto possibile?

    La quantità d'applicazione per la misurazione standardizzata del fattore di protezione ammonta a 2 mg/cm2, ossia circa 30 ml, per tutto il corpo, una quantità che non trova alcun riscontro nella prassi. In effetti, i consumatori applicano in media solo da 0,5 a 1,5 mg/cm2. Con una tale riduzione dello spessore l'efficacia della protezione solare diminuisce addirittura fino al 50%. Pertanto è consigliabile utilizzare un fattore di protezione più alto rispetto a quanto previsto per il proprio tipo di pelle. Inoltre, il fattore di protezione è volto solo a evitare una scottatura solare, mentre i danni come l'invecchiamento cutaneo, l'indebolimento del sistema immunitario della pelle, l'insorgere di un'allergia al sole e di un cancro della pelle non sono considerati sufficientemente. Si consiglia altresì di non esporsi al sole per tutto il tempo d'esposizione calcolato.

  • Con un fattore di protezione più alto, la concentrazione delle sostanze filtranti è maggiore?

    Sì, così si garantisce una protezione più sicura. Mentre in passato la consistenza delle creme era spesso pastosa, oggigiorno sono disponibili prodotti solari d'alta qualità con una gradevole consistenza ed eccellenti proprietà cosmetiche.

SCELTA DELLA PROTEZIONE SOLARE
  • Quali requisiti deve soddisfare una crema solare?

    I prodotti solari moderni devono essere provvisti di un fattore di protezione elevato e un filtro fotostabile sicuro, sia per quanto riguarda i raggi UVA che quelli UVB. Inoltre non devono contenere sostanze che possono causare reazioni d'intolleranza. La consistenza e le proprietà cosmetiche devono essere adeguate al tipo di pelle (crema, latte, spray, gel, ecc.).

  • In cosa si differenziano i diversi prodotti solari sul mercato?

    La protezione dai raggi UVB contro le scottature solari è ormai uno standard in qualsiasi prodotto solare, ma anche il filtro UVA è un fattore molto importante di cui tener conto. E proprio da questo punto di vista, i prodotti di marca sono più avanzati rispetto a prodotti a basso costo.

  • Come posso valutare la protezione UVA di un prodotto?

    A differenza del filtro UVB per il quale l'indicazione del fattore di protezione è d'obbligo, nell'ambito dei raggi UVA il produttore è libero di scegliere come indicare la protezione anti-UVA. Particolarmente sicuri e indicativi sono i metodi di misurazione eseguiti sulla pelle di persone come ad es. il cosiddetto metodo PPD (o metodo della pigmentazione permanente). I prodotti d'elevata qualità presentano tali dati sulla confezione. Molto diffuso è anche il cosiddetto "standard australiano" che, tuttavia, costituisce solo un metodo di misurazione in laboratorio non sufficientemente realistico.

  • Perché ora vi è anche l'indicazione di protezione 50+?

    Questa indicazione deriva dalla nuova legislazione dettata dalla COLIPA, l'associazione europea per la cosmetica, che mira a un accordo per una migliore visione d'insieme. Solo i prodotti che prima avevano un fattore di protezione di 60 ed oltre, dal gennaio 2006 presentano l'indicazione 50+. La protezione è però ancora la medesima.

  • Cosa significa il termine "sunblocker"?

    Il termine sunblocker (o blocco totale) è obsoleto e non viene più impiegato dagli specialisti. Un blocco del 100% non esiste, vi sono solo fattori di protezione particolarmente alti.

  • Qual è la differenza tra un filtro fisico e un filtro chimico?

    Un filtro fisico, spesso ossido di titanio e ossido di zinco, è costituito da micropigmenti che una volta distribuiti sulla pelle riflettono i raggi UV. In numerosi prodotti i filtri fisici sono combinati con filtri chimici al fine di garantire una protezione ad ampio spettro più sicura. Un filtro chimico, invece, trasforma i raggi UV dannosi in innocua energia ad infrarossi.

  • Cos'è la fotostabilità di un filtro?

    Fotostabile significa che durante l'intera esposizione al sole il filtro mantiene la sua efficacia e non viene deattivato dai raggi UV.

  • Cosa significa resistente all'acqua / particolarmente resistente all'acqua?

    Il termine "resistente all'acqua" significa che dopo due bagni standard (20 min. ciascuno), il fattore di protezione deve ammontare ancora almeno al 50% del valore di protezione iniziale. Quando il prodotto solare è "molto" o "particolarmente" resistente all'acqua quanto detto sopra vale per quattro bagni. Questa è tuttavia una disposizione proveniente dagli Stati Uniti. In Europa non vi è un'indicazione unitaria. Anche se un prodotto è resistente all'acqua, dopo ogni bagno la crema solare andrebbe sempre applicata nuovamente.

COMPORTAMENTO AL SOLE
  • Una volta applicata una buona protezione solare posso espormi al sole senza preoccupazioni?

    L'esperienza dimostra che l'applicazione di una protezione solare per evitare una scottatura spesso induce le persone a esporsi al sole più a lungo e senza preoccupazioni. Tuttavia, nonostante una buona protezione solare bisogna rispettare alcune regole fondamentali. Va rammentato che una buona metà dell'irradiazione UV avviene tra le ore 11.00 e le 14.00. Durante questo lasso di tempo si deve evitare di esporsi al sole e preferire l'ombra. Tessuti protettivi sono altrettanto importanti. Una protezione maggiore si ha con un'esposizione ragionevole al sole.

  • Perché la crema va applicata mezz'ora prima di esporsi al sole?

    Per principio una protezione solare è efficace da subito, ossia dal momento in cui viene applicata sulla pelle. Tuttavia, per essere completamenti sicuri che la protezione solare venga applicata dappertutto e in maniera ottimale, i dermatologi hanno stabilito il lasso di tempo di mezz'ora. Non da ultimo, le scottature si verificano spesso già nel tragitto per recarsi in spiaggia.

  • In che quantità va applicata la crema solare?

    In teoria lo spessore dovrebbe essere di 2 mg/cm2, ossia circa 30 ml, per tutto il corpo, in pratica si consiglia di applicare la crema su tutto il corpo in quantità sufficiente e in modo omogeneo.

  • Il tempo di protezione può essere allungato applicando nuovamente la crema?

    Applicare la crema più volte è importante e necessario per garantire una protezione sicura. Ripetere l'applicazione però non allunga il tempo di esposizione previsto.

  • Con un filtro elevato è ancora possibile abbronzarsi?

    Anche con una protezione elevata, restando all'ombra o in caso di tempo nuvoloso è possibile abbronzarsi. Ovviamente in tal modo ci si abbronza più lentamente, ma in compenso l'abbronzatura è più duratura.

  • Sussiste il pericolo di una scottatura anche se è nuvoloso?

    Sì, e ciò non va sottovalutato. Anche in questo caso è importante proteggersi con il giusto filtro. Soprattutto i raggi UVA dannosi passano attraverso le nuvole.

ALLERGIE AL SOLE
  • Quali sono i fattori scatenanti un'allergia al sole?

    Oggigiorno sappiamo con certezza che senza i raggi UVA non ci sono allergie al sole (fotodermatosi polimorfa). Un'allergia al sole insorge tipicamente in zone del corpo non abituate al sole e che improvvisamente vi sono esposte - come il decolleté o le braccia.

  • Emulgatori o consistenze grasse dei prodotti possono causare un'allergia al sole?

    Nonostante la combinazione di emulgatori e raggi UV sia un argomento controverso tra gli specialisti, non è stato trovato alcun nesso causale diretto tra gli emulgatori e la fotodermatosi polimorfa. Finora, i raggi UVA costituiscono l'unica causa sicura.

  • I filtri chimici possono scatenare reazioni allergiche?

    Come per tutti i prodotti, i medicamenti e le sostanze che entrano in contatto diretto con la pelle, sussiste un certo rischio di reazioni d'intolleranza. Tuttavia il rischio può essere limitato. Chi ha una pelle sensibile o a ica dovrebbe scegliere un prodotto d'alta qualità senza profumi né conservanti e testato appositamente per evitare reazioni d'intolleranza.

  • A cosa devono prestare attenzione le persone con neurodermatiti, psoriasi e allergie cutanee?

    Per queste persone la protezione solare è particolarmente importante e si consiglia vivamente l'utilizzo di prodotti d'alta qualità, con una consistenza adeguata al tipo di pelle. Ad esempio, nel caso di pelle secca va scelta una consistenza ricca e nutriente.

I BAMBINI E IL SOLE
  • Perché i bambini necessitano di una protezione solare speciale?

    Nei bambini la protezione solare è particolarmente importante. In media una persona è esposta a un'irradiazione tra il 50 e l'80% e gran parte dei danni causati dal sole si verifica nei primi 18 anni di vita. E la pelle non dimentica nessuna scottatura solare. Per diversi motivi, la pelle dei bambini è estremamente sensibile al sole. È notevolmente più sottile rispetto a quella degli adulti. La capacità di formare una protezione naturale contro i raggi del sole si sviluppa negli anni. La pelle dei bambini non è ancora in grado di produrre rapidamente e sufficientemente pigmenti (melanina) che fungono da barriera naturale. Inoltre, la delicata pelle dei bambini non è ancora in grado di riparare sufficientemente i danni provocati dai raggi UV. Nel primo anno di vita i bambini non dovrebbero assolutamente essere esposti al sole, ma dovrebbero essere sempre protetti dal sole diretto mediante vestiti e ombrellone. Esistono prodotti concepiti appositamente per le esigenze dei bambini, in particolare per quanto riguarda la consistenza, la resistenza all'acqua, le proprietà nutritive e la facilità di applicazione. Il prodotto dovrebbe inoltre essere ben tollerato dalla pelle. Indispensabile è un filtro solare fotostabile con un fattore di protezione particolarmente alto.

  • I filtri chimici sono adeguati per i bambini?

    Non vi sono indicazioni secondo cui l'assorbimento di filtri chimici negli strati più profondi della pelle avrebbe effetti dannosi sui bambini.

TUTTO SUL SOLE
  • Durante la gravidanza posso espormi al sole e posso utilizzare qualsiasi prodotto solare?

    Durante la gravidanza, il cambiamento dell'equilibrio ormonale può accrescere la sensibilità della pelle. Con l'esposizione al sole può capitare che appaiano delle macchie brune sul volto. Pertanto, si consiglia vivamente di esporsi al sole solo con una protezione solare adeguata. Assolutamente non ricorrere a filtri inferiori a 50+.

  • Come funzionano gli autoabbronzanti?

    Gli autoabbronzanti provocano una colorazione dello strato superficiale della pelle, analogamente alla colorazione per i capelli. Poiché la pelle si rinnova costantemente è necessario applicare l'autoabbronzante circa ogni quattro giorni.

  • Gli autoabbronzanti proteggono dalle scottature solari?

    Essi forniscono solo un'esigua protezione. La pigmentazione non avviene attraverso il pigmento naturale della propria pelle, pertanto la protezione di questi prodotti è spesso sopravvalutata. In caso di esposizione al sole è dunque sempre indispensabile applicare una crema solare.

  • È ragionevole effettuare delle sedute di solarium prima di esporsi?

    Nel solarium si è esposti soprattutto a raggi UVA, che contribuiscono a una colorazione più scura dei pigmenti. Non si verifica però una nuova formazione di pigmenti, come quella che avviene con l'esposizione al sole e al naturale spettro di raggi UVA e UVB; si ha pertanto una protezione esigua che non sostituisce in alcun modo una protezione solare sicura durante la vacanza. Inoltre, le sedute regolari di solarium costituiscono un'ulteriore irradiazione di raggi UV causando così l'invecchiamento prematuro della pelle.

  • A cosa serve il doposole?

    Con l'esposizione al sole la pelle è sot osta a un notevole stress; l'applicazione di un prodotto nutriente, calmante e idratante favorisce la rigenerazione della pelle ed è pertanto vivamente consigliato.

  • Quale protezione solare contiene anche una protezione contro il freddo?

    Si prestano particolarmente bene come protezione contro il freddo tutti i prodotti con un basso contenuto di acqua e con molti lipidi. Oggigiorno si possono trovare speciali prodotti solari con una protezione contro il freddo.

ONDATE DI CALORE
  • Cosa sono le ondate di calore?

    Le ondate di calore si verificano quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione e rappresentano un rischio per la salute della popolazione. L'ondata di calore e i livelli di rischio per la salute previsti dal Sistema Nazionale di allarme sono definiti in relazione alle condizioni climatiche di una specifica città.

  • Quali sono le precauzioni da seguire per una corretta preparazione e conservazione degli alimenti?

    Quando arriva il gran caldo occorre fare molta attenzione alla corretta preparazione e conservazione dei cibi. Le temperature elevate favoriscono la contaminazione degli alimenti e aumentano il rischio di gastroenteriti e intossicazioni alimentari. 
    Per evitare tali rischi occorre osservare alcune semplici regole:

    - rispettare rigorosamente la data di scadenza del prodotto o quella entro la quale è preferibile il consumo;

    - lavarsi sempre le mani prima di procedere alla preparazione dei cibi;

    - lavare bene la frutta, le verdure e tutti cibi che si consumano crudi, facendo attenzione che non vengano a contatto con altri alimenti o con piani di lavoro sporchi per evitare il rischio di contaminazione crociata;

    - consumare i cibi cotti nel più breve tempo possibile;

    - evitare di lasciare cibi deperibili (es. latte, latticini, dolci a base di crema, carne, pesce etc.) a temperatura ambiente, ma conservarli in frigorifero;

    - quando si conservano i prodotti alimentari nel frigorifero è consigliabile:

      - seguire le istruzioni riportate sulle confezioni per le modalità di conservazione,
      - conservare preferibilmente gli alimenti cotti in compartimenti separati e lontani da quelli crudi; è consigliabile utilizzare appositi contenitori, per evitare che alimenti diversi vengano a contatto fra di loro; ad esempio evitare di tenere il pesce assieme alle carni;

    - nel caso di alimenti congelati o surgelati controllare le indicazioni riportate sulle confezioni relative alla temperatura di conservazione del prodotto; ricordare che i cibi scongelati non possono essere più ricongelati.

  • Perché quando fa caldo è meglio evitare le bevande alcoliche?

    Perché aumentano la sensazione di calore e la sudorazione, contribuendo così ad aggravare la disidratazione.

  • Quando fa molto caldo è consigliabile l’assunzione di integratori di sali minerali?

    Sì, ma l’assunzione di tali integratori deve essere sempre consigliata dal proprio medico curante.

  • È bene far uso di un condizionatore d’aria?

    Sì, ma con moderazione, regolandolo in modo che la temperatura ambiente sia pari a 24-26°C, mantenendo chiuse le finestre durante il loro funzionamento e utilizzando protezioni oscuranti alle finestre dei locali condizionati per limitare l’esposizione diretta ai raggi solari. Passare alcune ore in ambienti climatizzati, in particolare nelle ore più calde della giornata, aiuta a ridurre sensibilmente la frequenza di effetti negativi sulla salute.

  • È consigliato l’uso dei ventilatori?

    Il ventilatore deve essere usato con cautela in quanto può causare disidratazione, soprattutto nelle persone costrette a letto. È comunque sconsigliato il loro uso quando la temperatura all’interno dell'abitazione è molto elevata (32°C) e il ventilatore non deve essere mai indirizzato verso le persone, ma regolato in modo da far circolare l’aria in tutto l’ambiente.

  • Che cosa può succedere se si resta troppo esposti al sole?

    La persona che resta troppo esposta al sole può andare incontro alla classica insolazione. Questa è una evenienza grave, ma per fortuna rara, che si manifesta a seguito di un’esposizione diretta e prolungata ai raggi solari. 
    Si possono verificare eritemi o ustioni accompagnati o meno da una sintomatologia da colpo di calore.

  • Che cosa bisogna fare in caso di insolazione o colpo di calore?

    Bisogna chiamare sempre al più presto un medico.

    - Nell’attesa distendere la persona in un luogo fresco e ventilato, con le gambe sollevate rispetto al resto del corpo.

    - Per abbassare la temperatura corporea porre una borsa di ghiaccio sulla testa, avvolgere la persona in un lenzuolo o un asciugamano bagnato in acqua fredda.

    - Reidratare con acqua.

    - Non somministrare mai bevande alcoliche.

  • Che cos'è la congestione e come si riconosce?

    La congestione è dovuta all'introduzione di bevande ghiacciate in un organismo surriscaldato, durante o subito dopo i pasti. L'eccessivo afflusso di sangue all’addome può rallentare o bloccare i processi digestivi. 
    I primi sintomi sono costituiti da sudorazione e dolore toracico.

  • Cosa fare in caso di congestione?

    - Sospendere ogni attività.

    - Far sedere o sdraiare l'infortunato in un luogo asciutto.

    - Se in poco tempo la congestione non si risolve è necessario consultare un medico.

  • Se il proprio medico è in ferie e si ha bisogno di un consiglio, a chi ci si deve rivolgere?

    In caso di assenza del medico di famiglia si può consultare il medico sostituto da lui nominato, reperibile tutti i giorni non festivi, dal lunedì al venerdì o gli ambulatori messi a disposizione nel territorio della propria ASL (ad es. Case della salute).

  • Come affrontare un viaggio in auto nelle giornate di maggior caldo?

    Sarebbe opportuno osservare queste semplici raccomandazioni:

    - Evitare di intraprendere un viaggio nelle ore più calde della giornata.

    - Non dimenticare di portare con se sufficienti scorte di acqua in caso di code o file impreviste.

    -Prima di iniziare il viaggio ventilare adeguatamente l’automobile aprendo le portiere e i finestrini.

    - Successivamente, se in dotazione, accendere e regolare ad una temperatura adeguata (circa 5°C inferiori alla temperatura esterna) l’aria condizionata.

    - Evitare di orientare le bocchette della climatizzazione direttamente sui passeggeri

    - Attenzione anche ai seggiolini di sicurezza per i bambini. Prima di sistemarli sul sedile verificare che non sia surriscaldato.

    - Non lasciare persone, anche per brevi periodi, nella macchina parcheggiata al sole.

    - Prima di partire aggiornarsi sulla situazione del traffico per evitare lunghe code sotto il sole.

    - Fare soste frequenti ed approfittarne per “sgranchirsi” le gambe.

    - Durante le soste evitare di mangiare troppo rapidamente e soprattutto non assumere, anche in quantità lecita, bevande alcoliche.

  • Quali sono i soggetti che rischiano di più durante le ondate di calore?

    Condizioni di caldo estremo rappresentano un rischio per la salute soprattutto nelle categorie di popolazione caratterizzate dalla presenza di fattori di rischio che possono determinare una limitata capacità di termoregolazione fisiologica o ridurre la possibilità di mettere in atto comportamenti protettivi (popolazione suscettibile):

    - le persone anziane

    - i neonati e i bambini piccoli

    - le donne in gravidanza

    - le persone con malattie croniche (in particolare malattie polmonari, cardiovascolari, diabete, malattie neurologiche come il morbo di Parkinson e le demenze)

    - le persone con disturbi psichici gravi

    - le persone con ridotta mobilità e/o non  autosufficienti

    - le persone che assumono regolarmente alcuni tipi di farmaci che possono aumentare il rischio di eventi avversi legati al caldo

    - le persone che fanno uso di alcol o droghe

    - la persona, anche giovane, che fa esercizio fisico o svolge  un lavoro intenso all’aria aperta

    - le persone con condizioni socio-economiche disagiate.

    Alcune condizioni abitative (scarsa ventilazione, assenza di aria condizionata, soprattutto nelle grandi città) possono causare disagio ed effetti dannosi sulla salute delle persone più a rischio.

  • Perché in estate gli anziani sono più a rischio di una persona di età media?

    Gli anziani, soprattutto se malati cronici (cardiopatici, diabetici etc.), in estate sono le persone più a rischio di complicanze, a causa di un ridotto stimolo della sete, di una maggiore sensibilità al calore e di una minore efficienza di meccanismi di termoregolazione.
    Pertanto potrebbero avere una minore capacità di difendersi dal caldo, soprattutto se si trovano in uno stato di ridotta mobilità.

  • Come salvaguardare i bambini durante le ondate di calore?

    In caso di previsioni di condizioni meteorologiche a rischio per la salute (livelli 2 e 3)

    - vigilare sui bambini piccoli e fare in modo che essi assumano sufficienti quantità di liquidi

    - evitare nelle ore più calde (11.00-18.00) le aree verdi e i parchi pubblici delle città dove si registrano alti valori di ozono

    - prestare maggiore attenzione ai bambini che soffrono di malattie cronche come malattie cardiocircolatorie, respiratorie e asma.

    In particolare

    Per i bambini piccoli

    - evitare l’esposizione al sole diretto

    - all’aria aperta applicare sempre prodotti solari ad alta protezione sulle parti scoperte del corpo

    - vestire i bambini in modo molto leggero lasciando ampie superfici cutanee scoperte

    Per i bambini più grandi

    - limitare le attività fisiche durante le ore più calde.

DERMATOLOGIA
  • I nei presenti sulla pelle sono tutti tumori cutanei? Quanto è necessario toglierli?

    I nei sono chiamati scientificamente nevi nevocellulari. Di fatto sono dei piccoli tumori benigni del tessuto epiteliale. Sono causati da una concentrazione di melanociti, ovvero delle cellule che producono la melanina.

    I nei possono essere di colore nero, bruno oppure anche bluastro. Hanno una forma di macchia o sporgenza, le cui dimensioni possono variare.

    I nei sono di natura benigna e si differenziano dal melanoma, che invece è un tumore maligno della pelle. I nei possono comunque modificarsi nel tempo. È quindi buona abitudine tenerli controllati e vanno fatte periodiche visite da uno specialista. 

    Le nuove tecnologie nel campo medico permettono di eliminare i nei senza lasciare cicatrici e segni antiestetici.

  • Come si fa a capire che si tratta di rosacea?

    Innanzitutto la rosacea è molto più comune fra le donne, che tra gli uomini, anche se in questi ultimi appare in forme più gravi. È una malattia che colpisce il viso e si sviluppa per gradi. Le prime manifestazioni sono arrossamenti passeggeri. Bastano spesso minimi cambiamenti di temperatura per notarli. Si passa poi a un rossore costante sulle gote per una dilatazione permanente dei capillari. In seguito compaiono su guance e naso papule e brufoli, simili alle lesioni dell'acne. La couperose è una malattia cronica, se non si interviene in tempo, degenera sino all'ispessimento delle ghiandole sebacee del naso, le cui pareti esterne diventano spugnose. Se si sceglie la giusta cura, il problema può essere bloccato, prima di arrivare al rinofima.

  • Ho la couperose, come posso fare per ridimensionare il problema?

    Per attenuare gli effetti della couperose sarebbe meglio evitare sbalzi di temperatura, tipici del passaggio brusco da ambienti riscaldati alle temperature esterne. In casa o al lavoro è preferibile avere l'aria sempre umidificata. Il sole deve essere evitato ed eventualmente è necessario usare creme solari a schermo totale. Cure per il corpo come sauna e bagno turco non sono indicate, perché la pelle è sottoposta ad un elevato stress termico. Attenzione anche alla dieta: i cibi piccanti, alcolici, caffè e tè sono da evitare, perché hanno effetto vasodilatatore. Su una pelle colpita da couperose, non è bene usare creme o peeling chimici contenenti acido glicolico, o con componenti simili. Per rinforzare i capillari si possono prendere integratori flavonoidi, antociani e vitamina C.

  • Il sole può peggiorare la couperose?

    La couperose è una dermatosi piuttosto comune che si manifesta con un rossore permanente delle zone centrali del viso (naso e guance), dovuto ad una alterazione del microcircolo vascolare locale; generalmente colpisce donne adulte (40-50 anni) , con la carnagione molto chiara. La couperose può rimanere tale o costituire la prima fase della rosacea, patologia con capacità evolutiva. Il rossore della couperose può accendersi e risultare ancora più evidente in condizioni specifiche, come le situazioni di forte stress emotivo o i bruschi cambiamenti di temperatura, l’ingestione di alimenti e bevande ad alte temperature, di cibi particolarmente piccanti e di alcolici, e può peggiorare anche con l’esposizione ai raggi UV. Per questo, oltre alla terapia per la couperose, si consiglia generalmente di evitare l’esposizione diretta al sole, o di utilizzare foto protettori specifici per pelli sensibili o affette, appunto, da couperose o rosacea.

  • Quali sono i soggetti più a rischio per le infezioni da funghi alle unghie?

    Questo tipo di patologia colpisce per lo più le persone adulte over sessantenni, difficilmente i bambini, anche se tutti possono esserne comunque colpiti. La percentuale aumenta tra gli individui con il diabete o con problemi di circolazione sanguigna.

  • Da cosa sono provocate le infezioni fungine alle unghie?

    Generalmente una onicomicosi è associata ad una tinea pedis quindi tutte le condizioni che favoriscono questa infezione sono anche responsabili del coinvolgimento ungueale.

  • Com'è possibile curare le unghie da un fungo?

    Esistono dei farmaci sistemici che in due – tre mesi sono in grado di portare ad una completa guarigione micologica e clinica. Bene indossare calzini di cotone puliti e cambiarli sempre quando sudati. Fare attenzione a scegliere scarpe dalla pianta larga, possibilmente non a punta per non creare ulteriori traumatismi alla lamina ungueale.

  • Si può prendere il sole su nei, cicatrici, tatuaggi ecc?

    L’impatto dell’ esposizione solare sui nei è stato sempre un tema molto discusso. Ad oggi sappiamo che anche i nei si abbronzano, diventando più scuri e assumendo spesso un aspetto peggiore e più pericoloso all’osservazione in dermatoscopia (epiluminescenza), a causa di una iperproduzione di melanina da parte dei nevociti -fenomeno noto come “fotoattivazione”. D’altro canto, Il fatto che il sole possa favorire la conversione dei nei in melanomi (tumori maligni dei melanociti), è tuttora non dimostrato. È buona norma comunque proteggere i nei durante l’esposizione solare.
    Riguardo le cicatrici, soprattutto se recenti, il sole può favorire una loro infiammazione oltre che una iperpigmentazione residua; per questo motivo, le cicatrici devono essere protette possibilmente con uno schermo fisico dall’esposizione diretta ai raggi solari.
    Per quanto riguarda invece i tatuaggi, trattandosi di pigmenti esogeni, e non di melanina, la loro esposizione al sole non comporta alcuna modificazione né alcun pericolo. In genere però si sconsiglia la foto esposizione della zona tatuata nei giorni immediatamente successivi all’esecuzione del tatuaggio, in quanto la pelle, avendo subito un traumatismo fisico, può andare incontro ad infiammazione.

  • È vero che l’acne migliora con l’azione del sole?

    Se è vero che la pelle acneica sembra migliorare durante l’estate con l’esposizione al sole, in realtà l’effetto dei raggi solari alla lunga può peggiorare la gravità del quadro clinico dell’acne, oltre a favorire l’iperpigmentazione delle cicatrici acneiche, qualora presenti. Per questo è consigliabile proteggere la pelle del viso con prodotti ad alto fattore di foto-protezione; attualmente sono disponibili anche prodotti solari specifici per pelli acneiche. Inoltre, la foto-protezione è utile per i pazienti acneici in tutte le stagioni, non solo d’estate; infatti molti farmaci per la cura dell’acne, sia locali che sistemici, come ad esempio i retinoidi (derivati della vitamina A), sono foto-sensibilizzanti, in quanto, assottigliando l’epitelio, rendono la pelle più sensibile e vulnerabile all’azione lesiva dei raggi solari.

  • Come bisogna comportarsi in caso di psoriasi?

    La psoriasi è una patologia dermatologica che risponde generalmente bene all’esposizione solare. Il sole infatti ha, tra gli altri, anche un effetto inibente la iperproliferazione cellulare dei cheratinociti, e per questo favorisce il miglioramento e talvolta la risoluzione delle placche psoriasiche. Su questo principio si basa infatti la fototerapia , cioè l’esposizione dei pazienti a raggi UVA o UVB a banda stretta in cabine secondo tempi e protocolli specifici. Ricordiamo però che esiste una piccola percentuale di pazienti, circa il 5-10%, nella quale la foto-esposizione provoca un peggioramento del quadro clinico di malattia con infiammazione delle chiazze psoriasiche e comparsa di eritema diffuso a tutto il corpo fino a una vera e propria eritrodermia.

  • Quali sono i principali segni del foto-invecchiamento?

    Il danneggiamento cronico indotto dai raggi solari sulla cute, provoca a lungo andare la comparsa di una serie di segni riconducibili al cosiddetto invecchiamento “precoce” o, più correttamente, “foto-invecchiamento”. La pelle foto-invecchiata apparirà innanzitutto secca o francamente disidratata, e inoltre meno elastica, meno soda, e meno lucente rispetto a una pelle non foto esposta. Si potranno manifestare poi i segni più comuni dell’invecchiamento, cioè le rughe, più o meno profonde, agli angoli di occhi e labbra, ma anche come tramatura su tutta la pelle del viso, proprio in conseguenza della disidratazione. Possono comparire inoltre altre antiestetiche lesioni come le cheratosi seborroiche, le cheratosi attiniche, le lentigo solari, gli angiomi e le ectasie capillari etc., tutti segni che possiamo facilmente notare sulla pelle di persone che si espongono intensamente al sole, specie se non più giovani, e che devono essere osservate da uno specialista dermatologo, al fine non solo di migliorare l’aspetto estetico, ma di effettuare una precoce diagnosi e trattamento di eventuali lesioni precancerose o tumorali.

  • Come si riconosce l'eritema solare?

    L’eritema classico della scottatura, che si manifesta in seguito ad una esposizione troppo intensa e prolungata al sole, soprattutto in fototipi chiari, si manifesta come arrossamento ed edema della cute esposta, con sintomatologia dolorosa o pruriginosa e urente. In genere è riconoscibile poiché confinato all’area di cute che è stata esposta al sole senza protezione, e risponde bene al trattamento con sostanze lenitive, emollienti ed antiflogistiche. Le vere fotodermatosi, cioè quelle idiopatiche (orticaria solare, dermatite o eruzione polimorfa solare, prurigo attinica, eruzione primaverile giovanile e dermatite attinica cronica) invece, hanno quadri clinici specifici e solitamente riconoscibili dallo specialista dermatologo. Solo l’eruzione polimorfa solare, avendo un ampio spettro di presentazione, può simulare una semplice scottatura, ma in genere le manifestazioni sono recidivanti, persistenti, particolarmente intense e scarsamente responsive al trattamento; infine possono coinvolgere anche porzioni di cute non esposta. In caso di sospetto comunque è bene rivolgersi al dermatologo per una precisa definizione diagnostica.

  • Perché ci si abbronza?

    Quando la pelle viene esposta al sole, l’azione dei raggi solari provoca una iperproduzione da parte dei melanociti di melanina, il pigmento principalmente responsabile del colorito della cute. Questa viene ceduta ai cheratinociti , i quali per ripararsi dall’azione lesiva dei raggi ultravioletti dispongono la melanina ad ombrello sopra il loro nucleo; la melanina è infatti in grado di assorbire l’energia veicolata dai raggi solari e impedire che arrivi a danneggiare il nucleo cellulare. Man mano che i cheratinociti salgono in superficie seguendo il loro ciclo vitale, la melanina viene espulsa con le cellule cornee della cute. L’abbronzatura è il principale meccanismo di difesa della nostra pelle nei confronti del sole; infatti i raggi UVA e UVB sono in grado di ledere, sia direttamente che indirettamente, attraverso la formazione di radicali liberi, le cellule cutanee e innescare i fenomeni di foto-invecchiamento e foto carcinogenesi.

  • Quali sono i principali danni causati dal sole?

    Accanto agli innegabili effetti benefici dell’esposizione al sole, (sull’umore, sulla sintesi della vitamina D, sull’abbassamento della pressione arteriosa etc.) esistono purtroppo anche una serie di “effetti collaterali” che esso provoca, soprattutto se la foto-esposizione è particolarmente intensa, prolungata e scorretta (nelle ore centrali della giornata, senza alcuna foto protezione o con filtri solari con fattore di protezione insufficiente). 
    I danni da foto esposizione sono sia acuti (eritema, scottature) che cronici; questi ultimi sono ben più pericolosi ed è importante conoscerli per evitarli in modo efficace. Il principale danno cronico è la foto-carcinogenesi, ed è dovuto alla capacità dei raggi solari di agire sul DNA cellulare e di innescare processi a cascata che possono portare all’insorgenza di tumori epiteliali come carcinomi basocellulari e spinocellulari. L’esposizione al sole è inoltre un fattore di rischio certo anche per il melanoma, il tumore più pericoloso e grave della pelle, con incidenza in aumento nei giovani. Altri danni cronici acclarati sono il foto-invecchiamento, cioè quell’insieme di danni strutturali e cellulari che conducono ad atrofia del derma e dell’epidermide e a una serie di lesioni tipiche -rughe, cheratosi seborroiche. etc.- e la foto-immunodepressione, ovvero l’effetto inibente sulla proliferazione delle cellule immunitarie. Questi danni cosiddetti “cronici”, non visibili e quantificabili nell’immediato, sono dovuti principalmente alla frazione dell’ultravioletto A e i loro meccanismi eziopatogenetici sono ad oggi i principali oggetti di studio da parte della comunità scientifica.

  • È vero che il sole favorisce l’insorgenza di tumori cutanei?

    Esiste correlazione diretta ed accertata scientificamente tra l’esposizione solare e l’insorgenza di tumori cutanei di tipo epiteliale (carcinomi basocellulari e spino cellulari); questo tipo di tumori, oltre ad essere il più frequente tra i tumori negli anziani, è generalmente a bassa malignità e facilmente curabile con l’asportazione chirurgica. Solo alcuni tipi di carcinomi spinocellulari sono infatti capaci di metastatizzare e mettere in pericolo la vita di chi ne è affetto. Per quanto riguarda il melanoma invece, questa relazione con l’esposizione solare non è così diretta come per i tumori epiteliali. Tuttavia è noto che l’esposizione solare, specie se intermittente e intensa, costituisce uno dei fattori di rischio accertati per l’insorgenza di questo tumore, la cui incidenza è attualmente in aumento anche nei soggetti più giovani. Purtroppo, nonostante il miglioramento nella diagnosi precoce, nelle tecniche terapeutiche, e lo sviluppo di nuovi tipi di chemioterapia, anche la mortalità legata al melanoma risulta in preoccupante aumento.

  • In quali casi è vietato prendere il sole?

    Esistono delle condizioni in cui è assolutamente sconsigliabile prendere il sole; ne citiamo alcune in un elenco sicuramente non esaustivo:
    • nei soggetti affetti da fotodermatosi idiopatiche o secondarie da fotosensibilizzante noto, esogeno (dermatiti fotoallergiche e fototossiche) o endogeno (luciti conseguenti a turbe metaboliche come pellagra o porfirie)
    • nei soggetti affetti da dermatosi fotoaggravate, in cui il foto-sensibilizzante è un aggravante di una malattia già in essere (Lupus Eritematoso Sistemico; Lupus Eritematoso Discoide, dermatomiosite, rosacea , pemfigo eritematoso, pemfigo ide, dermatite erpetiforme, lichen planus attinicus, poro cheratosi attinica…)
    • nelle genofotodermatosi , dipendenti da carenze della fotoprotezione naturale (vari tipi di albinismo, xeroderma pigmentoso, sindromi rare come la sindrome di Bloom, di Cokayne, di Rothmund-Thomson…)
    • nei soggetti affetti da sindrome del nevo displastico, per il rischio di sviluppare melanomi
    • nei bambini al di sotto dei 6 mesi
    • durante infezioni cutanee in fase attiva (Herpes simplex, Zoster, impetigine…)
    • in chi ha subito l’asportazione di uno o più melanomi o tumori epiteliali è consigliabile ridurre fortemente il tempo di esposizione, e di utilizzare comunque un fattore di protezione solare altissimo.

  • È vero che alcuni cibi favoriscono l’abbronzatura?

    Ebbene sì, esistono cibi che stimolano opportunamente la produzione naturale di melanina e quindi l’abbronzatura; ricordiamo che quest’ultima non è altro che una protezione naturale della cute, che si attiva con l’esposizione al sole e che serve a difenderci dall’azione dannosa dei raggi UV. La nostra dieta durante il periodo estivo, ma anche fin dalla primavera, dovrebbe arricchirsi di cibi ricchi in acqua, Sali minerali e vitamine. In particolare è consigliabile assumere prodotti che contengano betacarotene, il cui apporto deve appunto aumentare nel periodo di preparazione all’esposizione; il betacarotene, o provitamina A, è presente in frutti e ortaggi di colore giallo, arancio e rosso, (come le zucche, le carote, il melone, le pesche, le albicocche, peperoni eccetera), ma anche di colore verde come broccoli , lattuga e rucola. Il betacarotene infatti stimola la produzione di melanina, oltre a svolgere una potente azione antiossidante e quindi a proteggere la pelle dall’azione dannosa dei radicali liberi.

ZANZARE
  • Perché le zanzare pungono?

    Le zanzare pungono per nutrirsi o, per meglio dire, per ottenere un pasto ricco di proteine, indispensabili per produrre il gran numero di uova che devono maturare. Sono quindi solo le femmine a pungere. Maschi e femmine ottengono invece gli zuccheri necessari a produrre energia per il volo da succhi ed essudati vegetali, come ad esempio il nettare.

  • Perché la puntura di una zanzara provoca prurito?

    Perché quando una zanzara punge, inietta un po' di saliva e questa contiene delle sostanze irritanti che provocano il rilascio di istamina, che fa dilatare i capillari circostanti, ottenendo un maggior apporto di sangue nell’area, ma che rende la stessa pruriginosa. La saliva, inoltre, mescolandosi al sangue, lo diluisce rendendo più facile la suzione e contiene delle sostanze che impediscono la formazione di coaguli.

  • E' vero che le zanzare pungono di preferenza chi ha il sangue dolce?

    No. Non è la qualità del sangue ad attirare di più o di meno le zanzare, ma la pelle. Ognuno di noi rilascia nell'ambiente molte sostanze attraverso la cute, la cui quantità e qualità dipendono da vari fattori, genetici e comportamentali. Queste differenze si traducono in un differente gradimento da parte delle zanzare.

  • Quanto vive una zanzara?

    Dipende dalla specie e dai fattori ambientali, ma in condizioni ottimali una zanzara può vivere anche un mese. In questo lasso di tempo arrivano a deporre alcune centinaia di uova (il numero dipende della specie) in più cicli, detti gonotrofici. La durata di questi ultimi è molto importante in quanto determina o meno la possibilità di trasmissione di patogeni che possono essere assunti nel pasto precedente.

  • Quali malattie possono trasmettere le zanzare?

    Durante il pasto di sangue sull'uomo o su altri animali, le zanzare possono trasmettere patogeni contenuti nella loro saliva. La maggior parte delle malattie trasmissibili dalle zanzare sono assenti in Italia, o perché debellate (Malaria) o perché mai introdotte.

  • Come si combattono le zanzare?

    Poiché le zanzare sono sempre state tra gli organismi più molesti e pericolosi per l'uomo, nel corso dei secoli si sono sviluppate molte tecniche per contrastarne lo sviluppo. Al fine di ottenere dei buoni risultati, un piano di lotta alle zanzare deve saper integrare più tecniche, prediligendo la prevenzione e la lotta larvicida, ma talvolta ricorrendo anche a quella adulticida, o alla protezione individuale. La migliore strategia deve saper prendere in considerazione le esigenze ecologiche delle specie target e la loro integrazione con l’ambiente, ma deve anche fare i conti con la realtà socio-economica contingente. E' perciò necessario studiare accuratamente il territorio, conoscere i migliori metodi applicabili ed avere delle buone norme per poterli applicare.

  • E’ possibile eliminare completamente la Zanzara ?

    L'eliminazione della Zanzara  dal territorio non è un obiettivo realistico. Possiamo però ridurne molto la presenza se, oltre al lavoro dei Tecnici, ciascun cittadino partecipa alla lotta compiendo a casa propria le poche e semplici operazioni necessarie, soprattutto l'eliminazione dei ristagni di acqua e il trattamento dei ristagni non eliminabili (come i tombini) con prodotti antilarvali. A tal fine è di fondamentale importanza non disperdere nell'ambiente o accatastare all'aperto oggetti o materiali che possono accumulare acqua piovana, coprire i bidoni degli orti con zanzariere ben chiuse, introdurre pesci rossi nelle fontane o nelle vasche e trattare periodicamente pozzetti e caditoie dell'acqua piovana.

  • Con che frequenza devo vuotare i sottovasi e gli altri recipienti?

    Il ciclo vitale della zanzara dipende anche dalla temperatura. Nei periodi più caldi, è necessario svuotare i recipienti almeno ogni tre/quattro giorni. In alternativa, è possibile mettere della sabbia umida in ciascun vaso o sottovaso: si conserva l’umidità per le piante e si evita la formazione di ristagni.

  • Cosa sono i repellenti? Come funzionano?

    Sono una delle misure di protezione personale maggiormente impiegate per prevenire le punture di zanzara. Sono applicati direttamente sulla pelle, sui vestiti o nell'ambiente attraverso appositi emanatori. La maggior parte dei repellenti agisce prevenendo il contatto con l'insetto e non uccidendolo. Ve ne sono sia di origine naturale (citronella, neem, geraniolo ecc.), sia di sintesi (dimetilftalato, N,N-dietil-3-toluamide, icaridina ecc.). Si trovano comunemente in commercio in formulati spray, stick, barrette saponate, creme, spirali, candele e via dicendo. La durata del loro effetto dipende da molti fattori, ma in ogni caso non è di molte ore e pertanto vanno reintegrati a seconda delle necessità. Anche i prodotti più sicuri possono non essere tollerati da soggetti particolarmente sensibili. Si consiglia quindi di testare i prodotti di uso cutaneo su di una piccola zona prima di cospargere tutte le parti esposte.

PSICOLOGIA
  • Lo Psicologo: chi è e che cosa fa?

    Lo Psicologo è un professionista che lavora nel campo della salute con competenze e funzioni specifiche e si occupa del benessere della persona e della famiglia. Aiuta le persone ad affrontare un disagio psicologico che a volte può manifestarsi con un sintomo fisico o attraverso difficoltà relazionali. Lavora senza prescrivere farmaci. Attraverso metodologie e tecniche specifiche ha l’obiettivo di aiutare la persona nell’affrontare o prevenire uno stato di disagio. Opera per favorire il miglioramento della qualità della vita della persona lavorando sugli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali. 

  • Lo Psicologo: quali studi ha fatto?

    Lo Psicologo è un professionista che ha conseguito una laurea quinquennale in Psicologia. Dopo la laurea e in seguito al superamento dell’Esame di Stato si è iscritto  all’Ordine degli Psicologi ed è abilitato allo svolgimento della professione.

  • Chi può rivolgersi allo Psicologo?

    Allo Psicologo può rivolgersi la persona, la coppia, la famiglia che in un determinato momento della propria vita sente la necessità di migliorare le relazioni personali e familiari, per problematiche tra genitori e figli, nel lavoro o nella scuola.

    Tutti possono rivolgersi ad uno psicologo professionista, che può, attraverso la consulenza psicologica, orientare alle scelte, sostenere la persona in un momento di particolare difficoltà, aiutare nella risoluzione di conflitti e problematiche personali e familiari favorendo l’accrescimento delle proprie potenzialità. Lo Psicologo accompagna la persona in difficoltà lungo un percorso che le consente, attraverso un clima facilitante non giudicante, di diventare più consapevole dei propri bisogni, delle emozioni e dei significati che attribuisce alla propria esistenza. 

  • Che differenza c’è tra lo Psicologo ed altri professionisti?

    Lo Psicologo è un professionista laureato in Psicologia che può aver conseguito ulteriori specializzazioni. Se lo Psicologo ha frequentato una scuola di psicoterapia di durata quadriennale è anche Psicoterapeuta.

    Lo Psichiatra è laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria. Si occupa delle patologie psichiche utilizzando un approccio medico e può prescrivere farmaci. Se lo Psichiatra ha frequentato una scuola di psicoterapia di durata quadriennale è anche Psicoterapeuta.

    Il Neurologo è laureato in Medicina e specializzato in Neurologia. Si occupa prevalentemente di patologie del Sistema Nervoso Centrale e periferico come ad esempio il morbo di Parkinson e di Alzheimer e dei danni neurologici che interessano il movimento e la sensibilità di alcune parti del corpo.

    Occupandosi di aspetti differenti del disagio della persona, nei casi più complessi queste figure professionali possono collaborare tra loro.

  • Cosa si intende per benessere psicologico?

    La psicologia è spesso associata all’idea che qualcuno stia attraversando un momento di difficoltà, in realtà lo Psicologo può fornire anche molte indicazioni su come incrementare il benessere psicologico.

    Con benessere psicologico si fa riferimento alla condizione in cui riusciamo ad adattarci in modo costruttivo alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

    Quando siamo "in forma" psicologicamente siamo in grado di attivare più facilmente le risorse ci permettono di affrontare in modo efficace le situazioni stressanti e i problemi che inevitabilmente possono presentarsi nel corso della vita, di ottenere soddisfazione dalle nostre attività lavorative, dalle nostre relazioni affettive e di esprimerci positivamente nella nostra individualità.

  • Che cos’è l’ansia?

    L’ansia è un’emozione universale che non è inadeguato provare, poiché rappresenta una parte necessaria della nostra risposta allo stress.

    Nella vita sono numerose le situazioni che possono attivare l’ansia: nella maggior parte dei casi si risolvono positivamente, senza provocare conseguenze negative, ed il superamento di queste esperienze rappresenta un elemento fondante dello sviluppo e della maturazione della personalità.

    Se, però, non riusciamo a superare positivamente una situazione di pericolo o se allo stato d’allarme non corrisponde un pericolo reale da affrontare e risolvere, allora l’ansia, diviene una risposta sproporzionata o irrealistica e può assumere la connotazione di un disturbo diventando un elemento disfunzionale della personalità  che, invece di favorire l'adattamento all'ambiente, può provocare disadattamento e può rendere necessario un intervento psicologico.

  • Che cos’è l’attacco di panico?

    Un attacco di panico è una condizione improvvisa di intensa paura o ansia che può portare a fiato corto e vertigini o battito cardiaco accelerato e la persona può sentirsi fuori controllo.

    Alcune persone credono che possa trattarsi di un attacco di cuore, altre di essere sul punto di morire. Un attacco di panico dura solitamente da 5 a 20 minuti, e solo in pochi casi può durare fino a qualche ora. Il picco maggiore di ansia si raggiunge dopo circa 10 minuti.

    Se questi attacchi si verificano spesso, essi possono identificarsi con un “disturbo di panico”. Gli attacchi di panico possono essere talmente forti da compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane. L’intervento psicologico può aiutare la maggior parte delle persone ad avere nell’immediato meno sintomi e successivamente a fermare gli attacchi.

  • Che cos’è la depressione?

    La depressione è un disturbo del tono dell'umore che può avere delle conseguenze importanti sulla vita di una persona a livello lavorativo, sociale e familiare. Ci possono essere forme e gradi di depressione di intensità differenti che dipendono da numerose variabili sia di tipo personale che ambientale. Molteplici sono i motivi per i quali può insorgere la depressione sono molteplici, ma è importante sapere che la depressione è un disagio che può e deve essere trattato, con l’aiuto di uno psicologo, dato che la sua presenza potrebbe compromettere la qualità di vita di chi ne è colpito e quella dei suoi familiari.

  • La mindfulness: che cos’è e come può aiutarci a migliorare la qualità della vita?

    La Mindfulness è una pratica della consapevolezza che consente di imparare ad osservare le esperienze così come sono e a vivere il presente con consapevolezza.

    La mindfulness permette di prendere confidenza con il qui ed ora e di esplorare la mente in modo non giudicante. Questo consente alla persona di individuare e gestire meglio le emozioni dolorose, utilizzando strategie di fronteggiamento adeguate e aiuta a compiere scelte di vita razionali e funzionali, contribuendo al benessere.

CADUTA DEI CAPELLI
  • Perchè cadono i capelli?

    Ogni persona perde in media dai 50 ai 100 capelli al giorno - è un processo completamente normale che fa parte del ciclo fisiologico della crescita dei capelli. Se la caduta dei capelli diventa invece più eccessiva, bisogna distinguere tra le cause ereditarie e quelle esterne per trovare il rimedio adatto.

    Quando si tratta di alopecie già visibili (nei casi di alopecia aerata oppure androgenetica, quindi ereditaria), la cura si rivela più complessa rispetto alla caduta dei capelli temporanea.

    Infatti quest'ultima spesso viene creata da fattori esterni, non necessariamente conduce ad un diradamento visibile ed è quindi anche più facilmente rimediabile. Nella maggior parte dei casi sono le donne che sono afflitte da questo fenomeno (spesso chiamato anche alopecia diffusa o telogen effluvium) che concerne tutta la testa e non solo la parte superiore come nel caso dell'alopecia androgenetica maschile.

  • Cosa fare per fermare la perdita eccessiva di capelli?

    Per fermare questa perdita eccessiva di capelli e far sì che non si creino segni di calvizie, esistono vari rimedi e trattamenti che vengono scelti in base alla relativa causa determinata e che sono descritte qui di seguito. Spesso basta anche curare la causa di base (es. infiammazioni o certe malattie) per reinfoltire i capelli.

  • Tecniche di rilassamento, cura del sonno e sport

    In tanti casi la perdita dei capelli è causata da stress o eventi traumatici che possono influenzare gravemente lo stato psicologico di una persona. Siccome spesso l'eliminazione della fonte di stress non è possibile, le psicoterapie nonché le tecniche di rilassamento come lo yoga, la meditazione, tecniche di respirazione o il training autogeno possono insegnare come reggere allo stress e affrontare le situazioni stressanti al meglio.

    Inoltre, in caso di caduta capelli per stress, è opportuno dedicarsi al giusto numero di ore di sonno senza disturbi e praticare sport – che è un ottimo mezzo per scaricare le tensioni e stimolare la circolazione del sangue anche nella cute.

  • Acupuntura e acupressura

    I sostenitori della medicina tradizionale cinese ritengono che sia l'acupuntura che l'acupressura - una tecnica di massaggio cinese - stimoli i "meridiani" (ovvero dei punti di energia nel nostro corpo) migliorando così la circolazione del sangue intorno ai follicoli dei capelli.

  • Alimentazione equilibrata ed eventualmente integratori

    Un'alimentazione ricca di proteine, ferro, vitamine, minerali e oligoelementi contribuisce ad una crescita sana dei capelli. Condurre delle diete dimagranti rigorose può portare ad un diradamento dei capelli e causare l'alopecia diffusa. Anche le diete contenenti poche proteine con meno di 1000 calorie al giorno indeboliscono le radici dei capelli, un fenomeno che si può osservare spesso nei casi di anoressia dove i capelli si assottigliano col tempo. Anche le persone che soffrono di malattie croniche dell'intestino sono spesso afflitte da telogen effluvium. La causa: L'intestino elabora i nutrienti dell'alimentazione in modo insufficiente, solo una parte di essi raggiungerà il sangue e quindi le radici dei capelli che invece necessitano di una quantità elevata di nutrienti per il giusto apporto energetico che consenta alle cellule del bulbo di crescere e dividersi, e di conseguenza sviluppare dei capelli sani.

    Dopo aver effettuato un'analisi del sangue per evidenziare eventuali carenze di nutrienti, alcuni integratori contenenti zinco, determinati aminoacidi, vitamine del gruppo B, biotina, ferro e altre sostanze possono rivelarsi un rimedio efficace contro la caduta dei capelli se assunte per un periodo di almeno 6 mesi.

  • Trattamenti tricologici

    Sul mercato esistono diversi trattamenti per rinforzare i capelli, nutrire il cuoio capelluto e diminuire l'eccesso di sebo che contribuisce spesso alla perdita dei capelli. Questi rimedi funzionano come coadiuvante in una terapia anticaduta e consistono in diverse sostanze tra le quali proteine del latte, oligoelementi, oli essenziali ecc. Altri rimedi tricologici stimolano il bulbo pilifero e favoriscono la microcircolazione periferica.

  • Cellule staminali

    I ricercatori stanno lavorando anche su nuove forme di terapia per curare la caduta dei capelli in modo duraturo: mediante cellule staminali. Sia negli Stati Uniti che in Giappone sono già stati pubblicati degli studi in cui gli scienziati hanno dimostrato l'efficienza della cura sui topi senza pelo - ribadendo che le terapie potrebbero presto anche funzionare per gli umani. Si tratta di coltivare le cellule staminali derivanti da capelli del proprio corpo per poi iniettarle nelle parti calve della cute. Comunque queste terapie sono ancora in fase di studio

  • Trattamenti laser

    Esistono studi che evidenziano l'efficacia di alcuni trattamenti laser, anche se le opinioni degli esperti sono spesso contrastanti. Saranno necessarie ulteriori ricerche per evidenziare gli effetti positivi sulla ricrescita dei capelli.

  • Riduzione dell'utilizzo di determinati farmaci

    Tanti farmaci hanno come effetto collaterale la perdita dei capelli, ad esempio:

    -   citostatici somministrati nel corso di una chemioterapia

    -   betabloccanti (usati anche per ridurre la pressione alta)

    -   ACE-inibitori (anche loro usati in primis per la pressione alta)

    -   farmaci che riducono il livello di lipidi nel sangue

    -   retinoidi (derivati della vitamina A)

    -   eparina (soprattutto utilizzato come anticoagulante)

    -   antibiotici

    -   antidolorifici

    Per ogni farmaco conviene leggere attentamente il foglio illustrativo e consultare il proprio medico prima di utilizzarlo o sospenderlo. Nel caso di chemioterapia i capelli iniziano a ricrescere di solito nel giro di 2 mesi dalla fine del trattamento, ma ad oggi non sono ancora stati trovati dei rimedi efficienti per contrastare questo tipo di caduta dei capelli.

  • Trattare le infezioni

    Anche alcune malattie infettive come l'herpes zoster, l'impetigine, la scarlattina o il carbonchio possono condurre ad un diradamento dei capelli. Qui bisogna curare innanzitutto all'origine la malattia per porre rimedio alla perdita dei capelli in modo efficace.

  • Curare malfunzionamenti della tiroide

    Spesso la caduta dei capelli è sintomo di ipertiroidismo o ipotiroidismo, cioè quando viene rilevato un eccesso o un deficit di ormoni tiroidei. In questo caso, i capelli entrano prima in fase telogen, si spezzano e si può osservare un graduale assottigliamento. La terapia della relativa malattia della tiroide è fondamentale per favorire la ricrescita dei capelli.

  • Ormoni in menopausa

    Alcune donne constatano un'eccessiva caduta dei capelli all'inizio della menopausa. Questo fenomeno viene causato da un livello di estrogeni troppo basso - i rimedi più frequentemente proposti dai medici sono gli ormoni per la menopausa nonché la sostanza Minoxidil che viene applicata per via cutanea per favorire la ricrescita dei capelli.

  • Ormoni post gravidanza

    Anche dopo una gravidanza, all'incirca 2-4 mesi dopo il parto, alcune donne possono avere un deficit di estrogeni. Durante la gravidanza aumenta la concentrazione di ormoni femminili (estrogeni) nel sangue e i capelli crescono più forti rispetto al solito.

    Dopo il parto, quando il livello di estrogeni raggiunge di nuovo la sua concentrazione iniziale, tante donne perdono i capelli cresciuti in eccesso durante la gravidanza. Anche lo stress causato dal parto può contribuire a questo fenomeno. Si tratta comunque di un processo naturale che non ha bisogno di una terapia e che si normalizza entro 9 mesi dopo il parto.

  • Evitare trattamenti nocivi ai capelli

    Spazzolare i capelli in modo troppo forte, colorazioni o permanenti frequenti, la coda di cavallo molto stretta, alcuni trattamenti liscianti alla cheratina (contenenti formaldeide),le trecce troppo strette (ad esempio quelle africane), l'utilizzo eccessivo e troppo ravvicinato del phon con aria troppo calda, possono danneggiare e creare una perdita eccessiva di capelli. Gli effetti sono comunque temporanei e si può trovare rimedio nel giro di circa 6 mesi sospendendo la causa di questo tipo di caduta.

CONTRACCEZIONE
  • Contraccezione: qual è l’efficacia della pillola?

    La sua efficacia è molto elevata, grazie al suo meccanismo di azione che impedisce l'ovulazione.

  • La pillola è pericolosa?

    La pillola non è dannosa, a condizione che si seguano le indicazioni del medico e si facciano regolarmente i controlli richiesti. Durante i primi mesi l’organismo si deve adattare alla pillola e, quindi, potrebbero sorgere alcuni disturbi transitori. Se questi dovessero persistere, è meglio rivolgersi al proprio ginecologo o al consultorio.

  • La pillola regolarizza il ciclo mestruale?

    Si, questo rappresenta uno degli effetti positivi che svolge la pillola, oltre a quello contraccettivo. La pillola tende a regolarizzare il ciclo e a diminuire i disturbi di cicli dolorosi e irregolari; inoltre agisce positivamente anche sulla sindrome premestruale.

  • La pillola è efficace dal primo giorno?

    Si, se assunta correttamente secondo le indicazioni del farmaco.

  • La pillola fa ingrassare?

    Questo effetto si riscontrava con le prime pillole ad alto dosaggio ormonale, ad oggi si è visto che gli ultimi prodotti creano solamente una minima variazione di peso e una modesta ritenzione idrica, che può anche diminuire dopo alcuni mesi di trattamento.

  • Esiste l’allergia alla pillola?

    Essendo un farmaco, la pillola può provocare in alcuni soggetti, reazioni allergiche. E’ opportuno segnalarlo immediatamente al medico.

  • La pillola può aumentare l’acne?

    Al contrario, tutte le pillole, con effetto più o meno intenso migliorano l’acne in modo decisivo. E’ opportuno parlarne con il proprio ginecologo.

  • Come funziona il cerotto contraccettivo?

    Il cerotto è un contraccettivo ormonale a basso dosaggio che ha la particolarità di essere assunto per via cutanea. 
    Si utilizzano tre cerotti al mese, con cambio settimanale: ogni volta che si applica un cerotto nuovo, per evitare l'irritazione della cute, bisogna cambiare posizione.
    Nel caso in cui il cerotto non aderisca perfettamente va sostituito entro 24 ore, utilizzando una nuova confezione come scatola di riserva, per mantenere la periodicità del mestruo. Il primo cerotto si applica il primo giorno del ciclo e, dopo tre settimane, si fa una settimana di pausa senza cerotto.
    Tutti i cerotti si applicano e si rimuovono lo stesso giorno della settimana.

  • Che cos'è l'anello vaginale contraccettivo?

    L'anello vaginale è un metodo contraccettivo che rilascia dosaggi bassissimi e costanti di estrogeni e progestinici.
    L'anello va inserito in vagina, e mantenuto per 3 settimane, a cui segue una settimana di intervallo libero da anello, (durante la quale compare la pseudomestruazione). L'anello viene rimosso direttamente dalla donna, lo stesso giorno della settimana in cui era stato inserito. Ad esempio, se l'anello viene inserito il lunedì intorno alle 22.00, deve essere rimosso di nuovo il lunedì della terza settimana successiva all'incirca alle ore 22.00. 
    Nel caso in cui l'anello venga accidentalmente espulso, esso può essere lavato con acqua fredda o tiepida e deve essere reinserito immediatamente.

  • Come funziona la contraccezione sottocute?

    Il contraccettivo sottocutaneo, a lungo termine, è a base di solo progestinico (etonogestrel) ed efficace per un periodo di 3 anni.
    Trascorso questo termine, deve essere rimosso e può essere eventualmente subito sostituito con un nuovo impianto.
    Il contraccettivo sottocutaneo inibisce l'ovulazione e l'aumento della viscosità della mucosa cervicale. È attivo sin dal primo giorno, e la sua efficacia supera il 99%, se inserito correttamente da personale medico, la sua azione è rapidamente reversibile.
    Dopo la sua rimozione infatti, l'ormone risulta non essere più presente nell'organismo della paziente già nell'arco di qualche giorno e, generalmente, le donne ritornano fertili nell'arco di qualche settimana.
    E' uno dei più efficaci metodi di controllo delle nascite oggi disponibili in commercio, che richiede comunque la prescrizione di un medico ed è consigliato nei casi in cui non si può o non si vuole assumere gli estrogeni.
    Nello specifico, consta di un bastoncino morbido e flessibile, che viene inserito sotto la pelle del braccio dal ginecologo, ambulatorialmente, seguendo indicazioni specifiche. Per ridurre il fastidio in fase di inserimento e rimozione, viene somministrato un blando anestetico locale.
    In qualunque momento la paziente cambi idea, l'impianto può essere immediatamente rimosso.
    E' un metodo discreto, la maggior parte delle donne non è in grado di vederlo dopo l'inserimento, premendo delicatamente le dita sul punto di inserimento, si dovrebbero comunque poter sentire le due estremità dell'impianto.

  • Cosa è "la pillola del giorno dopo"?

    Quella che comunemente viene chiamata "pillola del giorno dopo" è un intervento farmacologico (ormonale), usato come contraccezione d’emergenza (CE), tempestivamente ed eccezionalmente, allo scopo di evitare una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale a rischio (non protetto).

    Il farmaco deve essere assunto il più presto possibile: il trattamento deve iniziare entro 12 ore e in ogni caso prima delle 72 ore dal rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un sistema anticoncezionale; il rischio di gravidanza si riduce complessivamente dell’88%. 
    L’efficacia è massima nelle prime 24 ore (95%). 
    In caso di vomito entro le prime 3 ore dall’assunzione della CE, deve essere assunta di nuovo

ADERENZA ALLA TERAPIA
  • Cosa si intende per aderenza alla terapia?

    L'aderenza alla terapia è una sorta di "misura" di quanto chi ha un problema che richiede una terapia segua scrupolosamente le indicazioni che ha ricevuto dal medico o dal farmacista per assumere bene i farmaci.

    E' una misura molto utile per comprendere se una terapia sta dando i risultati sperati, infatti, non è sufficiente che il farmaco sia ben prescritto dal medico o ben consigliato dal farmacista, ma è altrettanto importante che il paziente assuma il farmaco nelle dosi e nelle modalità corrette per tutta la durata del tempo necessaria.

  • Perchè bisogna tenere conto dell'aderenza alla terapia?

    Seguire scrupolosamente la terapia vuol dire "aderire" completamente alla terapia, ossia, per il paziente, aver ben compreso le indicazioni ricevute per seguirla, sentirsi coinvolto e collaborare in modo attivo con il proprio medico o il proprio farmacista affinchè la terapia sia ben seguita e porti ai massimi risultati di cura.

    Se si hanno dubbi sulle indicazioni ricevute per seguire bene una terapia è importante, quindi, chiedere maggiori informazioni al proprio medico o al proprio farmacista e chiarire tutti gli eventuali dubbi a proposito.

  • L'aderenza alla terapia nelle malattie croniche

    Si è riscontrato che un paziente su tre spesso non rispetta le prescrizioni ricevute, dimendicandosi di assumere un farmaco oppure non rispettandone i dosaggi, o interrompendo la terapia prima del tempo, se ritenuta non soddisfacente per la scomparsa dei sintomi.

    Questi errori riducono l'aderenza alla terapia e, di conseguenza, la possibilità di ottenere il massimo beneficio dai farmaci assunti.

    Purtroppo, soprattutto per le malattie croniche come l'ipertensione, le malattie cardiometaboliche o le malattie neurodegenerative, dove la terapia da utilizzare si protrae per lungo tempo o prevede l'impiego di più farmaci insieme, questo problema è più frequente e può avere conseguenze assai dannose. Basti pensare a chi ha l'ipertensione, dove la regolarità della terapia è indispensabile per assicurare un buon controllo dei vaolori pressori, e non seguire regolarmente la terapia può portare a sbalzi pericolosi, con rischio di problemi gravi come l'infarto o l'ictus.

  • Quali strumenti utilizzare per facilitare l'aderenza alla terapia?

    1) Essere informati sulla propria patologia: è sempre bene essere informati sulla propria malattia, sui sintomi che può causare e sulle conseguenze che possono accadere se non viene seguita correttamente la terapia. Il medico di famiglia durante le visite in ambulatorio o lo specialista durante le visite programmate sono sempre a disposizione per fornire tutte le informazioni utili.

    2) Essere informati sui farmaci che si stanno assumendo: è necessario essere sempre informati sui farmaci prescritti o consigliati, bisogna aver ben copreso le dosi da assumere, il numero di volte che il farmaco deve essere assunto durante la giornata o durante il mese o la settimana, come assumerlo, se vicino o lontano dai pasti. Se non ha ben compreso una di queste informazioni sulla terapia non esiti a chiederla al suo medico o al suo farmacista.

    3) Automonitoraggio della terapia. E' importante cercare di monitorare il proprio piano di cura, per esempio trascrivendo in un diario l'orario e il momento nella giornata di assunzione dei farmaci, la comparsa di eventuali effetti indesiderati, per riportarli con precisione e tempestività al proprio medico o al farmacista, i miglioramenti dei sintomi, ecc.

    Un diario della cura è uno strumento utile sia per il paziente, per capire quanto riesce a seguire le indicazioni terapeutiche o quali difficoltà incontra, sia per il medico che potrà così adattare la terapia in funzione delle segnalazioni ricevute dal paziente.

  • Le 5 cose da fare per assumere bene la terapia

    1. Assuma sempre il farmaco al giusto orario

    2. Prenda tutte le dose del farmaco nella giornata

    3. Continui la terapia per tutta la durata che le ha indicato il medico o il farmacista

    4. Continui la terapia anche se i sintomi migliorano

    5. Se ha notato effetti collaterali dopo l'assunzione di un farmaco, ne parli subito con il medico o il farmacista

  • Le 5 cose da NON fare per assumere bene la terapia

    1. Non smetta di prendere un farmaco anche se le sembra di non avere miglioramenti

    2. Non assuma un nuovo farmaco senza chiedere consiglio al suo medico o al suo farmacista

    3. Non smetta di prendere tutti i farmaci che assume anche se sono molti

    4. Non smetta di prendere i farmaci anche se li prende da molto tempo

    5. Non assuma alimenti che possono ridurre l'effetto di un farmaco

DIFESE IMMUNITARIE
  • Quali sono i motivi che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie?

    Diversi i motivi che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie: ad esempio i cambiamenti di temperatura, lo stress, le cattive abitudini alimentari e anche l’uso eccessivo o scorretto dei farmaci quali ad esempio gli antibiotici. Ne derivano stanchezza sia fisica che mentale, manifestazioni sintomatiche caratteristiche degli stati influenzali e in alcuni casi anche perdita di capelli.

  • Come rafforzare le difese immunitarie?

    L'inverno è la stagione dell'anno in cui il nostro organismo appare maggiormente esposto alle malattie ed in cui l'attività del sistema immunitario contro gli agenti patogeni viene maggiormente sollecitata. Esistono alcune buone abitudini che potremmo mettere in pratica lungo tutto il corso dell'anno ed alcuni alimenti e rimedi naturali che possono aiutarci a rafforzare le difese immunitarie.

  • Quali sono i sintomi di un abbassamento delle difese immunitarie?

    I sintomi di un abbassamento delle difese immunitarie possono essere numerosi; in linea di massima i più comuni sono la stanchezza fisica e mentale, la mancanza di lucidità, le vampate di calore, la perdita dei capelli.

  • Alcuni consigli: AGLIO

    L'aglio è un alimento considerato in grado di rafforzare le difese immunitarie stimolando la moltiplicazione delle cellule che si occupano di combattere le infezioni. Tali caratteristiche sono attribuite all'aglio per via del suo contenuto di allicina e di solfuro. L'aglio sarebbe inoltre in grado di aiutare l'organismo ad espellere tossine e cellule cancerogene, oltre che di proteggere il cuore prevenendo la formazione di placche nelle arterie.

  • Alcuni consigli: AGRUMI

    Il loro contenuto di vitamina C aiuta il sistema immunitario a proteggerci dalle malattie oltre a rafforzare l'organismo, favorendo l'assorbimento del ferro contenuto negli alimenti vegetali. Consumare frutta e verdura di diverso tipo ed in modo vario permette all'organismo di assicurarsi tutte le vitamine necessarie per il buon funzionamento del sistema immunitario, con particolare riferimento a vitamina A e vitamina E.

  • Alcuni consigli: ECHINACEA

    L'assunzione di echinacea viene solitamente consigliata in fitoterapia al fine di prevenire le tipiche malattie da raffreddamento dei mesi invernali.  Gli estratti di echinacea sono considerati utili per favorire le naturali difese immunitarie dell'organismo. Essa è in grado di agire aumentando la capacità dei globuli bianchi di distruggere batteri e virus, per via della propria azione immunostimolante.

  • Alcuni consigli: CAROTE

    Le carote, e tutti gli alimenti vegetali ricchi di betacarotene, di colore arancione o rosso, contribuiscono a rafforzare le nostre difese immunitarie. Il betacarotene infatti aiuta ad accrescere il numero delle cellule in grado di combattere le infezioni, supporta l'azione dei linfociti T e contribuisce all'eliminazione dei radicali liberi, favorendo i processi di depurazione dell'organismo e contribuendo a contrastarne l'invecchiamento. Stimola inoltre le cellule macrofaghe a produrre sostanze in grado di distruggere le cellule cancerogene.

  • Alcuni consigli: FUNGHI

    Vi sono dei funghi considerati come dei veri e propri medicinali, denominati shiitake, maitake e reishi. Essi contengono betaglucani, dei carboidrati complessi che migliorano l'attività del sistema immunitario contro le infezioni e contro il cancro, oltre a ridurre le allergie legate ad un cattivo funzionamento del sistema immunitario. Gli studi scientifici si sono focalizzati sugli estratti contenuti in tali funghi, che potrebbero risultare benefici se aggiunti alla nostra dieta. I betaglucani sono inoltre contenuti nella crusca di avena e nell'avena integrale.

  • Alcuni consigli: FRUTTA SECCA

    La frutta secca è molto ricca di vitamina E, utile per aiutare il nostro organismo ad affrontare gli attacchi degli agenti patogeni esterni. Le mandorle ad esempio sono particolarmente ricche di vitamina E e antiossidanti in grado di ridurre la sensibilità ai malesseri stagionali e alle infezioni alle vie respiratorie.

  • Alcuni consigli: RIDURRE LO STRESS

    Lo stress altera il funzionamento del sistema immunitario e per questo motivo dovremmo imparare ad allentare le tensioni a cui siamo giornalmente sottoposti, in modo da proteggere la nostra salute. Lo stress indebolisce i globuli bianchi rendendoli meno pronti a reagire di fronte ai pericoli esterni, abbassando la loro capacità di attivarsi contro le infiammazioni e lasciandoci dunque più esposti alle malattie. Per ridurre lo stress, è bene dedicarsi spesso ad attività rilassanti come yoga, passeggiate all'aria aperta e attività di gioco insieme a bambini e animali. Il movimento e l'attività fisica sono considerate un toccasana al fine di ridurre lo stress.

  • Alcuni consigli: RIPOSO

    Il riposo aiuta il nostro organismo a recuperare le energie e a rafforzarsi, anche per quanto concerne l'attività del sistema immunitario. La carenza di sonno e di riposo svolge l'effetto di provocare un vero e proprio stress per il nostro corpo, ostacolando le funzionalità del sistema immunitario ed elevando gli stati infiammatori. Si crea così una combinazione che ci rende maggiormente esposti al rischio di contrarre malattie.

  • Alcuni consigli: SMETTERE DI FUMARE

    Il fumo di sigaretta, con particolare riferimento al tabacco, è complice dell'aumento degli stati infiammatori, incrementa la formazione di muco a livello dell'apparato respiratorio ed inibisce l'azione delle ciglia disposte all'interno delle cavità nasali nel liberarsi dello stesso. Si tratta di una condizione che ci espone maggiormente alle infezioni e che porta il sistema immunitario ad affaticarsi per combattere le stesse. Sotto accusa anche il fumo passivo, a cui donne non fumatrici e bambini non dovrebbero mai essere esposti, al fine di non ostacolare il corretto funzionamento delle difese immunitarie.

  • Alcuni consigli: SALMONE

    Si tratta di un alimento molto importante per le nostre difese immunitarie in quanto ricco di vitamina D, indispensabile per evitare infezioni respiratorie. Il salmone contiene inoltre anche Omega 3 in grado di diminuire il rischio d’infarto, migliorare la memoria e l’apprendimento, combattere le infiammazioni e contrastare l’invecchiamento della pelle.

  • Alcuni consigli: LATTE MAGRO E YOGURT

    Non dimenticate inoltre di arricchire la vostra dieta quotidiana con quegli alimenti che aiutano a ripristinare la flora batterica e ad aumentare le difese immunitarie quali ad esempio i cosiddetti fermenti attivi probiotici che trovate proprio in alimenti come latte magro e yogurt.

INFLUENZA
  • Che cos’è l’influenza?

    L'influenza è una malattia provocata da virus (virus influenzali) che infettano le vie aeree (naso, gola, polmoni). Spesso vengono impropriamente etichettate come "influenza" diverse affezioni delle prime vie respiratorie, sia di natura batterica che virale, che possono presentarsi con sintomi molto simili. Nello stesso periodo dell'anno in cui la circolazione dei virus influenzali è massima (in Italia solitamente in autunno-inverno) possono contemporaneamente circolare molti altri virus che provocano affezioni del tutto indistinguibili, dal punto di vista clinico, dall'influenza (Adenovirus, Rhinovirus, virus sinciziale respiratorio etc.).
    La vaccinazione costituisce la principale misura di prevenzione.

  • Quali sono i sintomi dell'influenza?

    È possibile che l’infezione abbia un decorso asintomatico, ma nella maggior parte dei casi i sintomi più comuni possono includere febbre (generalmente accompagnata da brividi), tosse, mal di gola, congestione nasale, congiuntivite, dolori muscolari e delle articolazioni, cefalea e malessere generale, mancanza di appetito. Soprattutto nei bambini, si possono manifestare anche sintomi a carico dell'apparato gastro-intestinale (nausea, vomito, diarrea). Nei casi non complicati, i sintomi si risolvono spontaneamente entro una settimana dall'esordio.

  • Come si trasmette l'influenza?

    L'influenza si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie, in maniera:

    • diretta (tosse, starnuti, colloquio a distanza molto ravvicinata)
    • indiretta (dispersione delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici).

    Per questa ragione è fortemente raccomandato seguire alcune precauzioni generali, come:

    - evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa;

    - lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; in alternativa possono essere usate soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti;

    - evitare di portare le mani non pulite a contatto con occhi, naso e bocca;

    - coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce e gettare il fazzoletto usato nella spazzatura

    - aerare regolarmente le stanze di soggiorno.

    Una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie è essenziale nel limitare la diffusione dell’influenza.

  • Quali sono le complicanze dell'influenza?

    Le complicanze dell'influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (quali ad esempio il diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche ), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini).

    Sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età e con condizioni di rischio. Alcuni studi hanno messo in evidenza un aumentato rischio di malattia grave nei bambini molto piccoli e nelle donne incinte. Tuttavia, casi gravi di influenza si possono verificare anche in persone sane che non rientrano in alcuna delle categorie sopra citate.

  • Come si previene l'influenza?

    Ci sono alcune semplici azioni che aiutano a prevenire la diffusione di malattie infettive in generale, e quelle che si trasmettono per via aerea come l’influenza:

    - Lavare spesso le mani con acqua e sapone, e in particolare dopo avere tossito e starnutito, o dopo avere frequentato luoghi e mezzi di trasporto pubblici; se acqua e sapone non sono disponibili, possibile usare in alternativa soluzioni detergenti a base di alcol.

    - Coprire naso e bocca con un fazzoletto (possibilmente di carta) quando si tossisce e starnutisce e gettare immediatamente il fazzoletto usato nella spazzatura o nella biancheria da lavare.

    - Evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani non lavate; i germi, e non soltanto quelli dell’influenza, si diffondono in questo modo.

    - Rimanere a casa se malati, evitando di intraprendere viaggi e di recarvi al lavoro o a scuola, in modo da limitare contatti possibilmente infettanti con altre persone, nonché ridurre il rischio di complicazioni e infezioni concomitanti (superinfezioni) da parte di altri batteri o virus.

    Sebbene un gesto semplice ed economico, come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito, sia sottovalutato, esso rappresenta sicuramente l’intervento preventivo di prima scelta, ed è pratica riconosciuta, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni anche negli ospedali.

    Oltre a queste regole igieniche, è possibile prevenire l’influenza anche mediante la somministrazione di vaccini specifici antinfluenzali; sono disponibili anche farmaci antivirali dotati di azione specifica contro i virus influenzali; il loro impiego a scopo preventivo è riservato a situazioni particolari, ovvero in soggetti  in cui l’influenza rappresenta un alto rischio ma non è possibile utilizzare il vaccino a causa di controindicazioni.

  • Che differenza c'è tra vaccino e farmaco antivirale?

    Gli antivirali sono medicinali usati per il trattamento dell'influenza. Se assunti tempestivamente entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, possono ridurre i sintomi, la durata della malattia e le complicanze dell'influenza. Possono ridurre la capacità del virus di replicarsi( e quindi la durata del periodo di contagiosità della persona infetta) ma non stimolano la produzione di anticorpi come i vaccini e quindi non danno protezione immunitaria.
    Nei bambini e negli adolescenti, l’uso degli antivirali deve essere limitato a:

    - bambini che accusano sintomi influenzali e che appartengono ai gruppi a rischio per gravi complicanze;;

    - bambini senza fattori di rischio, ma ricoverati in ospedale per sintomi gravi (dispnea, ipossia, alterazioni del sensorio) attribuibili ad una infezione da virus influenzali;

    - bambini a rischio di gravi complicanze, non vaccinati che abbiano avuto contatti stretti con persone infette.

    Nelle donne in stato di gravidanza l’uso dei farmaci antivirali deve essere limitato a donne che presentino malattie croniche preesistenti alla gravidanza, nonché ai casi di malattia influenzale con decorso complicato. In questi casi il trattamento può essere effettuato anche nel I trimestre, nel più breve tempo possibile dall’insorgere dei sintomi.

  • I vaccini antinfluenzali sono sicuri?

    I vaccini autorizzati per l’uso nell’uomo, inclusi quelli contro l’influenza, sono prodotti biologici sicuri, essendo sottoposti ad una serie di controlli accurati.
    I controlli vengono effettuati durante la produzione  (controlli di qualità e studi clinici), quindi  prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio,  per la verifica degli standard previsti dalle autorità internazionali (OMS e, per quanto riguarda l’Unione Europea, EMA – Agenzia Europea Valutazione Medicinali ) e nazionali.
    Inoltre, per il monitoraggio della sicurezza dei vaccini e degli emoderivati l’AIFA cura l’attività di gestione tecnico/amministrativa dei Certificati di Controllo di stato (Batch Release) rilasciati dagli Official Medicines Control Laboratory (OMCL) del network (OCABR) Official Control Authority Batch Release e dei relativi casi di non conformità dei lotti sottoposti al controllo di stato.
    Oltre alla sorveglianza pre-marketing, cioè quella che precede l’autorizzazione alla immissione in commercio ed il rilascio del lotto, i vaccini sono sottoposti anche a sorveglianza post-marketing. Nella sorveglianza post-marketing, ogni anno si sottopongono a controllo i vaccini presenti al momento sul mercato, in modo tale da verificare che corrispondano ai requisiti di Farmacopea posseduti al momento del rilascio e si verificano e controllano le segnalazioni che pervengono relative a difetti di qualità, effetti collaterali, reazioni ed  eventi avversi.

  • Cos’è un evento avverso al vaccino?

    Si intende per Evento avverso, una qualsiasi manifestazione indesiderata che può presentarsi durante un trattamento con un prodotto farmaceutico o la somministrazione di un vaccino che non ha necessariamente una relazione causale con questi.

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